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Atlas Fallen, la mia recensione

  • Immagine del redattore: ZenoVII
    ZenoVII
  • 12 ago 2023
  • Tempo di lettura: 4 min

Dopo The Surge e Lords of the Fallen, Deck13 ci riprova con un gioco d'azione e avventura.



Questa torrida estate 2023 è teatro dello scontro tra chi asserisce imperturbabile come qualche decina di gradi in più sia perfettamente normale e chi invece cerca in tutti i modi di avvisarci che la fine del mondo è dietro l’angolo. La verità, che si dice stia nel mezzo, questa volta è ben lontana, perlomeno nel mondo di Atlas Fallen, action RPG in terza persona sviluppato da Deck13, software house tedesca già nota per i soulslike Lords of the Fallen e The Surge.



Thelos, il Dio del Sole, ha scatenato l’apocalisse trasformando le terre emerse in roventi deserti popolati da enormi mostri dalle remotissime origini, riducendo l’umanità in schiavitù, costretta a estrarre senza sosta una sostanza magica chiamata Essenza. In un remoto accampamento, però, una semplice spedizione avrebbe cambiato per sempre il destino di tutti.


ANDIAMO AL SODO


Dopo un velocissimo tutorial e la configurazione del personaggio, molto limitato, ci troviamo a chiedere insieme ad altri disperati come noi, di concederci migliori condizioni di vita. Per tutta risposta veniamo inviati nel deserto a caccia di un ladro. Durante la missione, ci imbattiamo in un misterioso guanto che oltre a conferirci poteri sovrannaturali ci mette in contatto con un antico spirito dal quale riceviamo informazioni riguardo l’origine dell’apocalisse e consigli su come porvi rimedio. Assurgiamo così al ruolo di eletti per liberare il mondo da Thelos, e qui inizia il gioco vero e proprio, composto da una storia principale condita da numerose side quest, in un’ambientazione che strizza l’occhio agli open world pur non regalandoci mappe dalle dimensioni molto generose. Forse gli esploratori hardcore storceranno il naso, ma gli amanti dell’azione non potranno che amare gli stratagemmi escogitati da Deck13 per consentirci di muoverci agilmente da un angolo all’altro del Creato senza cimentarci in interminabili maratone.



Tra le abilità donateci dal guanto, sbloccabili abbastanza velocemente, figurano doppio salto e doppio dash, che se utilizzato in aria si trasforma in un quadruplo salto in grado di superare quasi ogni precipizio. Dove non arrivano le doti atletiche, viene in aiuto il potere di levitazione per sollevare imponenti strutture e rendere accessibili anche gli scampoli di terra più remoti, o a far emergere dalle sabbie forzieri ed incudini. I primi come di consueto ci donano oggetti e preziosa valuta con la quale mercanteggiare, mentre le seconde rivestono il ruolo di checkpoint, in cui salvare i progressi, ripristinare i punti vita, o teletrasportarci presso altre incudini già scoperte. E quando saremo proprio costretti a farcela a piedi, entra in azione l’abilità di pattinare a grande velocità sulle sabbie, rendendo piacevoli anche le classiche missioni che ci spediscono avanti e indietro a recuperare artefatti e parlare con NPC. Questo è lo spirito che pervade Atlas Fallen: velocità e immediatezza dall’approccio quasi arcade, in cui non c’è mai un minuto di tregua, nonostante i mostri non siano così numerosi.


QUINDI ? NON È UN SOULSLIKE ?

Nonostante gli sviluppatori abbiano dichiarato di essersi allontanati dalla filosofia soulslike, in realtà il livello di difficoltà dei combattimenti non scherza affatto, e fronteggiare bestioni alti quattro piani accompagnati da varie creature di disturbo porta a battaglie campali, che fortunatamente sono molto avvincenti. Armati di Mannaia Desertica e Frusta di Sabbia, oltre che del poderoso guanto, abbiamo a disposizione più di venti attacchi da eseguire al momento giusto: dopo una parata o in seguito ad una schivata. La classica barra Rage, qui chiamata Impeto, è utilissima a dare il colpo di grazia, e a rendere il tutto ancora più scenografico arriva la possibilità di fluttuare nell’aria mentre si eseguono combo in seguito ad un salto, tecnica utilissima quando bisogna colpire i punti deboli di avversari molto più alti di noi, con un sistema di puntamento già sperimentato con successo in The Surge, o abbattere abomini volanti. Lo scellerato button mashing non porterà da alcuna parte, quindi è necessaria una certa pratica prima di aver ragione dei nemici più coriacei.


Uccidere mostri e completare quest non garantisce esperienza, e il nostro personaggio non livella mai. Non ci sono punti abilità da guadagnare ed assegnare, né statistiche da consultare e migliorare. Come funziona quindi la crescita? Semplice: il PG, inteso come l’essere umano che controlliamo nel gioco, non cresce. Ci sono però armature da comprare e upgradare, raccogliendo la famosa Essenza che un tempo eravamo obbligati a minare, idoli da indossare, e soprattutto il nostro fido guanto da potenziare, con il classico sistema a gruppi di slot nei quali inserire particolari rune che possono essere recuperate nei forzieri abbandonati, ottenute come ricompensa per qualche servigio, o craftate con materiali da raccogliere lungo il cammino. Le combinazioni sono moltissime, e spaziano da abilità passive quali bonus nel caso si riesca ad effettuare una parata, ad attacchi speciali o tecniche particolarmente efficaci soggette a cooldown. L’aspetto più interessante è la completa libertà di respec, che invita i giocatori a sperimentare. Meglio una full damage build o inseriamo qualche elemento difensivo? Provate!


LE AMBIENTAZIONI

Data l’ambientazione sarebbe stato facile creare un’infinita sequenza di dune e cavarsela così a buon mercato, invece Atlas Fallen stupisce con enormi strutture antropiche in rovina, maestosi palazzi, città sotterranee, umide prigioni ed una serie di ambientazioni in cui la sabbia del deserto è sempre il leitmotif, ma senza mai scadere nella monotonia


LA COSA INTERESSANTE

Anche vari personaggi che incontriamo sono ben caratterizzati e la storia è avvincente. Alcuni potranno trovarlo troppo semplificato se paragonato ai moderni giochi di ruolo, ma chi cerca un buon compromesso tra open world e gameplay scattante rimarrà sicuramente soddisfatto.


IL MIO PARERE

Piattaforma di Prova: PC Configurazione di Prova: I7 9700K, 16GB RAM, GeForce RTX 3060, HHD Com’è, Come Gira: Fluido e reattivo con tutte le impostazioni al massimo, con solo qualche occasionale calo di frame, non nelle situazioni più concitate ma apparentemente casuale. Caricamenti un po’ più lunghi della media, anche quando si muore e si ricomincia nello stesso luogo del decesso. Ottimi controlli anche da tastiera, nonostante fosse sconsigliato utilizzarla.


VOTO

STORIA: ⭐⭐⭐

GAMEPLAY: ⭐⭐⭐⭐

GRAFICA:⭐⭐⭐⭐


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